Bruno Pizzul laureato comunicatore honoris causa, tutte le foto della giornata

“Per il contributo fornito come giornalista sportivo e radio-telecronista, testimone privilegiato di una concezione etica del calcio che valorizza la dignità della persona e rifiuta la violenza enfatizzando il valore educativo dello sport, come promotore dei valori della friulanità e di una cultura sportiva fortemente radicata nel territorio”. Con questa motivazione l’Università di Udine ha insignito oggi Bruno Pizzul della laurea magistrale honoris causa in “Comunicazione integrata per le imprese e le organizzazioni”. La cerimonia si è svolta a Gorizia, nel polo universitario di Santa Chiara, presieduta dal rettore dell’ateneo Alberto Felice De Toni.

Pizzul è uomo di sport a 360 gradi. Vera e propria autorità del microfono sportivo televisivo, modello di telecronista competente e gentleman, ha al suo attivo oltre dirette 2000 dirette fra campionato e partite della nazionale di calcio. Con l’Università di Udine, e la sua sede di Gorizia in particolare, ha rapporti fin dal 2009, quando è stato direttore scientifico del corso di perfezionamento in giornalismo sportivo “Sport News: teorie e tecniche del giornalismo sportivo”.

Nel suo saluto il rettore, Alberto Felice De Toni, ha spiegato l’importanza della laurea a Pizzul. «Perché – ha detto – è un testimone privilegiato di una concezione del calcio, e quindi dello sport in generale, come di un gioco in cui si esprime l’humanitas, ovvero la dignità della persona che vive in un territorio particolare, e che tramite esso si apre all’universale». “Maestro del giornalismo sportivo televisivo” lo ha definito De Toni che ha sottolineato il fatto che Pizzul «ha rivoluzionato il modo di fare telecronaca in diretta non leggendo appunti o commentando, ma raccontando il flusso della partita». L’attenzione verso i più giovani e la consapevolezza delle conseguenze sociali della comunicazione televisiva, sono altri due aspetti cruciali delle capacità professionali e delle doti umane di Pizzul che, ha detto il rettore, «hanno favorito una lettura “civile” del calcio», ma soprattutto lo caratterizzano come «esemplare maestro di etica serietà ed impegno».

La delegata per la sede di Gorizia dell’ateneo friulano, Nicoletta Vasta, coordinatrice del corso di laurea magistrale in “Comunicazione integrata per le imprese e le organizzazioni”, ha analizzato lo stile comunicativo del laureando sottolineandone la «commistione tra tradizione e innovazione». Chi, se non Pizzul, ha spiegato, «saprebbe far convivere così bene nel parlato termini desueti come “nonnulla”, “laddove”, “cincischiare”, “sciabordare” e metafore originali e nuovi usi entrati nel lessico della professione come “progressione”, “suggerimento”, “stop”. Caratteristiche espressive che, ha concluso Vasta, «ce lo fanno riconoscere come punto di riferimento per i nostri futuri comunicatori».

Mauro Pascolini, direttore del Dipartimento di Scienze umane, ha sottolineato come l’Ateneo, e in particolare la sede di Gorizia, ha voluto «premiare con questo riconoscimento un figlio di questa terra che tanto ha contribuito e contribuisce a diffondere i valori che si richiamano in profondità a quelli propri dell’Università: educare, ricercare, comunicare e trasmettere che si riassumono nelle così dette tre missioni dell’Università». Pascolini ha poi sottolineato come Pizzul «pur essendo un personaggio conosciuto in tutto il mondo resta profondamente legato alla sua Cormons e al Friuli». Ha quindi esaltato «il valore della voce narrativa di Bruno, il saper raccontare, il saper far vivere mozioni, il saper rappresentare, come una icona, i valori di questa terra, che ha tanti figli sparsi per il mondo e che vedono in Bruno e nella sua voce un legame con la terra che li ha visti nascere e poi partire».

Bernardo Cattarinussi, professore di Sociologia generale, ha quindi pronunciato la laudatio del laureando intitolata “Lo sport tra emozione e comunicazione. In onore di Bruno Pizzul”. Pizzul, ha detto Cattarinussi, ha utilizzato «lo strumento tecnico televisivo sempre con assoluta competenza e con signorile misura». Il laudatore ha sottolineato come «non si può non ricordare con ammirazione la lezione di rispetto della verità sportiva e delle personalità dei singoli, che ha caratterizzato l’impegno professionale di Pizzul, che in molte occasioni non ha esitato ad utilizzare l’arma dell’ironia e del richiamo ad una dimensione di realtà animi troppo esacerbati e eccessivamente coinvolti nell’evento».

Dopo la laudatio il rettore De Toni, lette le motivazioni ufficiali, ha proclamato dottore honoris causa Bruno Pizzul che, indossata toga e tocco, ha preso la parola per tenere, a braccio, la sua lectio magistralis intitolata “Terra amata e raccontata”.

La lectio di Bruno Pizzul è iniziata con l’espressione del suo «senso di appartenenza a una terra che ha una sua propria identità, anche perché abitata da genti così diverse da poter essere definite paradossalmente “gente unica”».

«Quando ho avuto l’opportunità – ha raccontato – ho sempre cercato di far conoscere questa regione che costituisce un unicum straordinario per varietà ed eccellenze, non solo enogastronomiche e vitivinicole, in un contesto di esigua estensione. La diversità, anche linguistica, è una ricchezza – ha sottolineato –, che bisogna però valorizzare in modo sinergico, per operare per il bene comune». Ha quindi accennato alla travagliata storia del territorio regionale, crocevia del mondo latino, slavo e tedesco, molte volte soggetto a invasioni, al «padrone di turno».

«Ci sentiamo troppo spesso ai confini dell’impero» ha detto Pizzul che ha elogiato le attitudini sportive del territorio. Anche se, ha lamentato, non riesce più ad esprimere, come avveniva fino a pochi anni fa, decine e decine di calciatori di alto livello. «Viviamo in un periodo di emergenza educativa» ha quindi sottolineato il neo dottore honoris causa, «e lo sport, assieme a famiglia e scuola, è una delle tre agenzie educative attraverso le quali far compiere un percorso di crescita civile, umana, culturale le giovani generazioni».

«Lo sport – ha messo in evidenza Pizzul –, se fatto e gestito bene è una formidabile agenzia educativa. Favorisce, fra l’altro, l’aggregazione ludico-competitiva, il rispetto delle regole e di chi è chiamato a farle rispettare (arbitro) ed educa alla, importantissima, cultura della sconfitta».

«Tutte caratteristiche che vengono messe in discussione se l’attenzione si focalizza solo sullo sport di vertice – si è rammaricato Pizzul –, troppo spesso degenerato in fenomeni di violenza, fuori e dentro gli stadi, e di mala gestione».

«Bisognerebbe – ha concluso – rivolgere di più l’attenzione allo sport di base o quello praticato dai portatori di handicap che giocano divertendosi. Straordinario esempio per tutti, e portatori di valori e sensazioni che dovrebbero recuperare anche i normodotati».

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