Yik Yak: il fenomeno dello “spotted universitario” approda in un’app per Iphone e Android

Apprezzamenti e dichiarazioni d’amore da ammiratori segreti, lamentele pubbliche celate solo dall’anonimato e discussioni infinite nate da frasi no-sense. Il meglio del peggio di ciò che oggi leggiamo nelle pagine spotted di tutte le università del mondo potremmo presto ritrovarlo in un’unica app. Yik Yak, start up americana nata appena un anno fa e che conta già oltre 100.000 utenti, si propone come la prossima community di riferimento per condividere e commentare messaggi in forma rigorosamente anonima.

I MESSAGGI DALLA TUA ZONA E DAGLI ALTRI ATENEI- Yik Yak attraverso un meccanismo di geo-localizzazione dei post permette di scambiare messaggi con altri utenti concentrati in un’area di pochi chilometri: quanto basta per comunicare con i propri colleghi di corso all’interno della stessa facoltà o nei dintorni di una cittadella/zona universitaria. Il servizio consente di informarsi rapidamente su ciò che accade negli altri atenei. L’applicazione, gratuita e in lingua inglese, è rivolta al momento principalmente alle università americane ma è molto probabile che in futuro ci saranno nuovi atenei a “far compagnia alla Bocconi University”.

LA CLASSIFICA DEI MESSAGGI PIÙ “HOT”-Non tutti gli spotted (pardon gli yaks) sono valutati allo stesso modo. Gli utenti possono decidere le sorti degli argomenti di discussione più in vista votando positivamente o negativamente i singoli messaggi. In questo modo, resteranno sempre in primo piano i messaggi più interessanti e divertenti mentre quelli che potrebbero urtare la sensibilità dei colleghi finiranno presto nel dimenticatoio.

LA SFIDA AI SOCIAL-  Al momento, il successo del fenomeno “spotted” si è diffuso grazie ai gruppi e alle fanpage su Facebook e gli argomenti di maggior scalpore spesso danno vita a discussioni furibonde grazie agli hashtag su Twitter. Yik Yak può comunque far la guerra ai due colossi con due armi micidiali: nessuna registrazione richiesta e completo anonimato anche dei commenti.

Questo post è stato pubblicato il 13 Novembre 2014

Antonio Percolla

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