
a sessione d’esame è al countdown finale. Che manchi l’ultimo scoglio scritto o quel temutissimo orale, la colonna sonora di questi giorni è una sola: “In bocca al lupo!”. Lo diciamo ai colleghi in corridoio, lo scriviamo su WhatsApp agli amici, ce lo sentiamo ripetere dai parenti a ogni pranzo domenicale.
Ma siamo sicuri di sapere cosa stiamo augurando (e cosa stiamo rispondendo)?
Secondo la tradizione popolare più diffusa, il lupo è la personificazione del male. Feroce, vorace, terrore di pastori e cacciatori: un protagonista negativo che ha popolato incubi e fiabe per secoli.
In quest’ottica, l’augurio sarebbe nato nel mondo della caccia. Dire “in bocca al lupo” a un cacciatore significava usare l’antifrasi: augurare il peggio (finire tra le fauci della bestia) per scongiurarlo. Di riflesso, la risposta “Crepi!” servirebbe come formula magica per allontanare la sfiga, proprio come quando diciamo “Crepi l’avarizia!”.
Se vi dicessimo che l’articolo non finisce qui? Esiste una versione molto più poetica (e corretta dal punto di vista naturalistico) che ribalta completamente la situazione.
In natura, la lupa utilizza la bocca per un gesto di estrema tenerezza e protezione: afferra delicatamente i suoi cuccioli per spostarli da una tana all’altra, mettendoli al sicuro dai predatori e dai pericoli.
Il vero significato: Finire “in bocca al lupo” non significa essere sbranati, ma essere protetti dal rifugio più sicuro del mondo. È l’augurio di essere custoditi con cura di fronte a una prova difficile (come un esame da 12 CFU!).
Dalla prossima prova, cambiamo le regole del gioco. Invece di augurare la morte a un animale che sta solo proteggendo la sua prole, proviamo a essere gentili.
Augurio: “In bocca al lupo!”
Risposta corretta: “Grazie!” (o, se proprio volete essere pro, “Viva il lupo!”).
In fondo, in mezzo alla giungla universitaria, un po’ di protezione materna non guasta mai.
Questo post è stato pubblicato il 15 Marzo 2026
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