Concorso universitario ad hoc con compenso record: il nuovo servizio de Le Iene

In Italia non ci si fa mancare nulla, quanto a scandali inerenti al mondo dell’Università: l’ultimo, in ordine di apparizione, lo riportano “Le Iene”, il programma televisivodi casa Mediaset, che ha provato a far luce su un concorso non proprio regolare che sarebbe stato bandito dall’Università di Verona. Nella fattispecie, si tratterebbe di un assegno di ricerca dal valore un po’ troppo elevato, considerando la somma annuale pattuita in media ai ricercatori italiani.

Secondo la prassi, i vincitori di un assegno di ricerca per conto di atenei nazionali percepirebbero circa 19mila euro l’anno: il concorso dell’ateneo veronese, per il quale si prevedeva un dottorato in Patologia oncologica, invece, ne avrebbe stanziati addirittura 346 mila, distribuiti però su tre anni, per una cifra sei volte superiore alla norma. A dare l’allarme, tuttavia, non sarebbe la spasmodica cifra, difficilmente pensabile per molti ricercatori che non navigano certo nell’oro, bensì il fatto che il concorso avrebbe già avuto, in partenza, un vincitore (anzi, una vincitrice) programmata.

Sempre in base a ricostruzioni, l’assegno di ricerca sarebbe andato ad una candidata irlandese, Rita Lawlor, già laureata in Informatica. Nel bando non risulterebbero irregolarità – almeno sul piano formale – che farebbero pensare ad un concorso truccato; il sospetto, nome e soldi a parte, è che comunque si sia trattato di un bando ad hoc, precluso in partenza a molti aspiranti concorrenti.

Dal servizio emesso dal programma, si apprende come, pur nella sua purezza formale, il bando di concorso dia maggior vigore al possesso di alcune certificazioni in materia di privacy piuttosto che al requisito d’ufficio della laurea magistrale. Inoltre, il nome della Lawlor, pur svelato in anticipo, non doveva essere un nome nuovo al curatore del bando, in quanto la dottoressa si occupava già di altre attività per conto del luminare in questione. In sostanza, la ricercatrice assunta (in quanto idonea al colloquio, ndr) farà uso di fondi pubblici, teoricamente destinati alla ricerca, per un interesse sostanzialmente privato, quale quello di proseguire la sua collaborazione professionale all’interno dell’ente.

Questo post è stato pubblicato il 5 Novembre 2018

Redazione

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