Ti sei mai chiesto quanta acqua “beve” l’intelligenza artificiale per correggere la tua bozza della tesi? Spoiler: molta più di quanta ne serva a te per scriverla.
Siamo la generazione dei Fridays for Future, dei vestiti vintage per evitare il fast fashion e delle borracce in alluminio. Eppure, ogni volta che digitiamo un prompt su ChatGPT o generiamo un’immagine con Midjourney, stiamo lasciando un’impronta ecologica che i nostri schermi non ci mostrano. Nel 2026, con l’integrazione totale dell’IA in ogni software, il conto energetico è diventato insostenibile.
Il paradosso del “Prompt”: Comodità vs Clima
Mentre i data center si moltiplicano, la realtà dei fatti è che l’IA non vive nel “cloud” (una nuvola eterea), ma in enormi magazzini pieni di server che scottano.
- Acqua per il raffreddamento: per ogni conversazione da 20-50 battute, i sistemi di raffreddamento dei server possono consumare fino a 500 ml di acqua dolce.
- Energia elettrica: una singola query su un modello linguistico avanzato consuma circa 10 volte più energia di una semplice ricerca su Google.
- Emissioni: se l’IA fosse una nazione, entro il 2030 potrebbe essere tra i primi cinque consumatori di elettricità al mondo.
Perché per un universitario è un problema morale?
Per uno studente medio, l’IA è la salvezza: riassume paper infiniti, corregge il codice Python che non gira e suggerisce scalette per i saggi. Ma qui nasce il corto circuito etico.
“Usiamo l’IA per analizzare i dati sul riscaldamento globale, ma è l’IA stessa a surriscaldare il pianeta,” spiega un ricercatore del Politecnico.
Questa consapevolezza sta portando alla nascita del “Green Prompting”: una nuova tendenza tra gli studenti che cercano di limitare l’uso dell’intelligenza artificiale ai casi di reale necessità, evitando di interrogare i modelli per domande banali che potrebbero trovare risposta in un libro o con una ricerca standard.
Come ridurre l’impatto senza rinunciare alla tecnologia
Non si tratta di tornare alla macchina da scrivere, ma di usare lo strumento con consapevolezza. Ecco come gli universitari più “eco-conscious” si stanno muovendo:
- Scegliere modelli “Small”: Non serve sempre il modello più potente (e pesante) per correggere una virgola. I modelli più piccoli consumano una frazione dell’energia.
- Specificità dei prompt: Più il prompt è preciso, meno “tentativi” deve fare la macchina, risparmiando cicli di calcolo.
- Digital Declutter: Cancellare le vecchie chat e le immagini generate inutilmente. Ogni dato archiviato richiede energia per essere mantenuto.
La sfida del 2026
Il futuro della tecnologia non è più solo quanto sia “intelligente”, ma quanto sia sostenibile. La sfida per noi universitari è capire se siamo disposti a barattare un po’ della nostra pigrizia digitale per la salute del pianeta che cerchiamo di salvare.













