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Settembre si avvicina e, per migliaia di studenti fuori sede, inizia la caccia frenetica a una stanza o a un posto letto. Nelle città universitarie la richiesta è altissima, i prezzi sono alle stelle e il tempo stringe. È proprio in questo momento di vulnerabilità e fretta che entrano in azione i truffatori, trasformando il sogno dell’università in un incubo finanziario.
Le truffe immobiliari online su piattaforme come Facebook Marketplace, e simili e sono ormai strutturate come vere e proprie operazioni di ingegneria sociale. Ecco come riconoscerle prima che sia troppo tardi.
L’annuncio perfetto salta subito all’occhio. Una stanza singola, spaziosa, finemente arredata, in una zona centralissima (a pochi passi dalla facoltà) e, soprattutto, a un prezzo incredibilmente inferiore alla media di mercato.
Se una stanza a Milano o Roma che normalmente costerebbe 700€ vi viene proposta a 400€ “tutto incluso”, il campanello d’allarme deve suonare immediatamente. Le foto sono spesso rubate da cataloghi online, hotel o bacheche immobiliari esteree passate attraverso filtri per farle sembrare autentiche.
Il truffatore non vi chiederà mai un bonifico bancario ordinario verso un conto italiano (tracciabile). Utilizzerà invece scuse creative per spingervi a pagare una caparra confirmatoria (spesso pari a due o tre mensilità) prima ancora di aver visto la casa:
1. Il finto link di Airbnb/Booking: il truffatore vi dirà: “Per tutelare entrambi, gestiamo il pagamento in sicurezza tramite Airbnb”. Vi invierà un link che sembra identico alla piattaforma reale, ma è un sito clone (phishing). Inserendo i dati della carta o effettuando il bonifico lì, i soldi finiranno direttamente in mano ai criminali.
2. Il bonifico istantaneo o ricarica Postepay: vi verrà chiesto un pagamento immediato irrevocabile per “bloccare l’appartamento”, dato che ci sono altre decine di studenti in fila. Una volta inviati, questi soldi spariscono nel giro di pochi secondi su conti esteri o carte usa-e-getta.
3. La truffa del “Falla a tuo nome”: una variante subdola consiste nel chiedere alla vittima di fare un trasferimento di denaro (tramite Western Union o MoneyGram) a un proprio parente, per dimostrare di avere la disponibilità economica. Al truffatore basterà chiedere la foto della ricevuta “come prova”: grazie al numero di transazione (MTCN) presente sulla ricevuta, riuscirà a incassare i soldi falsificando il documento.
Per evitare di perdere centinaia di euro e ritrovarsi senza un tetto all’inizio delle lezioni, basta seguire alcune ferree regole di sicurezza digitale e buon senso:
Non pagare MAI prima di aver visitato la casa: Non esistono “tasse di prenotazione” o caparre di blocco per visualizzare un immobile. Se non puoi andare di persona, chiedi a un amico che abita in quella città o pretendi una videochiamata in diretta dall’interno dell’appartamento.
Verifica le immagini su Google: Fai una ricerca inversa delle immagini dell’annuncio. Se scopri che la stessa stanza si trova in un hotel a Barcellona o in un annuncio di vendita a Parigi, sei davanti a una truffa.
Diffida dei link esterni: Se una trattativa nasce su Subito o Facebook, non spostarti su link esterni inviati privatamente. Se si usa Airbnb, l’intera prenotazione e il pagamento devono avvenire tassativamente all’interno dell’applicazione ufficiale, mai tramite link ricevuti su WhatsApp.
Controlla l’IBAN: Se decidi di fare un bonifico, verifica le prime lettere dell’IBAN. Evita assolutamente pagamenti verso conti esteri se la casa si trova in Italia, a meno che tu non abbia verificato l’identità fisica del proprietario.
Una volta contattato il presunto proprietario su WhatsApp o via mail, scatta la sceneggiatura standard. Il truffatore si presenta quasi sempre come una figura rispettabile (un medico, un ingegnere, un investitore) che però al momento si trova all’estero (a Londra, in Spagna o per motivi di lavoro umanitario) e non può mostrare la casa di persona.
Questo post è stato pubblicato il 25 Giugno 2026
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