Categorie: Scuola

Università, sì all’abolizione del valore legale della laurea: la proposta del governo

Il governo Lega-5stelle, reduce dai primi sei mesi di legislatura, sembra aver preso a cuore la questione scuola, come dimostrano gli ultimi decreti attuati in ambito concorsi. Nelle intenzioni, però, sembra esserci dell’altro, a giudicare da alcune considerazioni in merito alla possibile abolizione del valore legale del titolo di studio. 

Questa proposta non è nuova per la scuola italiana, trovando un precedente all’interno del governo tecnico di Mario Monti: qualche anno fa, essa prevedeva di non dar più valore al titolo di studio posseduto per l’accesso ai concorsi pubblici, punto direttamente collegato con l’annullamento del vincolo del voto di laurea.

La stessa laurea, inoltre, non avrebbe più assunto importanza maggiore di un qualsiasi altro titolo ai fini delle graduatorie (sempre in materia di concorsi pubblici) e, ancora, non si sarebbe fatta differenza circa il tipo di università/facoltà frequentata da un candidato.

Questo provvedimento non ha ancora trovato attuazione, sebbene anche legislature precedenti abbiano cercato di muoversi in questa direzione, che ora esponenti del partito pentastellato sembrano essere pronti a desiderano perseguire ed attualizzare. 

Anche il leader della Lega, Matteo Salvini, si è espresso in relazione a questa proposta, mostrando tutta la sua disponibilità ad un’eventuale approvazione; rendere nota la sua posizione ha contribuito, come in altri ambiti, a scatenare un autentico dibattito sulla piazza virtuale, dividendo i partecipanti tra “pro” e “contro” la proposta di ridimensionare il peso dei titoli di studio posseduti.

Il fronte del sì, che segue l’opinione della maggior parte dei vertici di governo, sarebbe propenso all’abolizione, in vista di una possibile competizione che spinga le università a puntare sempre più in alto in ambiti di offerta formativa, mancando ai candidati un certificato che ne dimostri l’ateneo di effettiva provenienza.

Chi propende invece per il “no”, lasciando tutto così come è stato finora, si difende additando al pericolo che una selezione priva di un simile requisito possa favorire la raccomandazione (generalmente tipica per chi con difficoltà racimola titoli), evitando anche che l’annullamento della distinzione possa creare un frazionamento tra università di prima e seconda categoria.

Questo post è stato pubblicato il 12 Novembre 2018

Redazione

Articoli scritti dalla Redazione.

Messaggi recenti

Pagamenti flessibili all’Università: la strategia per far crescere gli iscritti in Italia

Pagamenti flessibili all'università: il sistema universitario italiano si trova di fronte a una sfida cruciale:…

21 Luglio 2026

Università non statali: pubblicata la Classifica Censis. Luiss e Bolzano al top, ecco tutte le novità

Il Censis ha ufficialmente rilasciato l'attesa Classifica delle Università Italiane per l'edizione 2026/2027, uno degli…

16 Luglio 2026

Perché fare il medico è ancora una scelta di vita, nonostante tutto

Essere medici in Italia, oggi, significa muoversi costantemente su un sottile filo teso tra passione…

14 Luglio 2026

Come scegliere l’Università con la Classifica Censis

Ogni anno, la pubblicazione della classifica Censis sulle università italiane accende accesi dibattiti tra accademici,…

14 Luglio 2026

Archivia il “Leggi e Ripeti”: passa allo studio attivo (con AI e tool digitali)

A quanti di noi è successo? Passi tre ore a evidenziare un capitolo, chiudi il…

8 Luglio 2026

CV Europass per studenti universitari: quando usarlo e come prepararlo bene

Per molti studenti universitari, scrivere il primo curriculum può sembrare più difficile del previsto. Le…

8 Luglio 2026