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Procedura di infrazione: Ue raccomanda avvio contro l’Italia

Redazione di Redazione
6 Giugno 2019
in Attualità
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Le ultime vicende politiche e finanziare fanno stare l’Italia al centro dell’attenzione e con il fiato sospeso. L’Unione Europea ha, infatti, deciso di raccomandare ai governi europei l’avvio per l’Italia di una procedura di infrazione per deficit eccessivo causata dal mancato rispetto della regola del debito.

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Il criterio del debito, aggravato dalla mancata riduzione del deficit strutturale, rischia di mettere il Paese in una scomoda posizione: quella di “sorvegliati speciali” per un lungo periodo di tempo.

Procedura di infrazione: cos’è e come viene applicata?

La procedura di infrazione (o ricorso per inadempimento) è un procedimento a carattere giurisdizionale eventuale volto a sanzionare gli Stati membri dell’Unione europea responsabili della violazione degli obblighi derivanti dal diritto comunitario. In tal caso, l’obbligo violato da parte del nostro Paese è quello di non aver rispettato la regola del debito nel 2018 e nel 2019 (e non lo sarà nel 2020), accumulando un debito eccessivo, violando dunque il Patto di stabilità e crescita da più anni.

Attraverso la fase informale della procedura di infrazione, la Commissione europea (se rileva l’effettiva violazione  di una norma di diritto dell’Unione europea) concederà allo Stato membro sottoposto alla procedura un termine di due mesi per presentare le proprie osservazioni circa gli addebiti mossi, tramite l’invio di una lettera di messa in mora (o lettera di contestazione). Se lo Stato interessato non dovesse fornire chiarimenti soddisfacenti, la Commissione emette un parere motivato con cui opera una formale diffida ad adempiere nei confronti dello Stato sottoposto alla procedura.

Si passa dunque alla fase formale (contenziosa). Se lo Stato in causa non si conforma al parere nel termine fissato dalla Commissione, questa sarà legittimata a proporre la procedura di infrazione alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Se la Corte riconosce la violazione del diritto comunitario da parte dello Stato ritenuto inadempiente, quest’ultimo ha l’obbligo di porre immediatamente rimedio alla violazione accertata. Ulteriormente, se la Commissione ritiene che lo Stato membro non abbia preso i provvedimenti che l’esecuzione della sentenza emessa dalla Corte comporta, allora può dar corso ad un’ulteriore procedura di infrazione e ad un nuovo giudizio innanzi alla stessa Corte per l’esecuzione della sentenza, chiedendo il pagamento di una somma forfettaria o di una penalità.

Sanzioni: cosa rischia l’Italia

A seguito della procedura di infrazione, con le relative fasi di applicazioni, le sanzioni potrebbero essere molteplici. Le sanzioni pecuniarie sono state fissate recentemente dalla Commissione con la Comunicazione SEC 2005 n. 1658. Per l’Italia, la sanzione minima per l’Italia è stata fissata a 9 miliardi di euro.

Nel caso attuale, il governo Conte e Bruxelles dovranno concordare tempi e modi di un percorso di rientro dei nostri conti pubblici. La correzione, poiché riguarderà il debito e non il deficit annuale, dovrà dispiegarsi su un arco temporale di diversi anni, non meno di tre, o anche più a lungo. In caso di mancato accordo, di risultati insufficienti o addirittura di scontro, da Bruxelles potrebbe arrivare la richiesta di un nuovo piano di rientro.

Un ulteriore mancato accordo dalla commissione arriverebbero altre raccomandazioni, più dure e sanzionatorie nei confronti dello Stato italiano, tra cui l’obbligo di un deposito infruttifero, pari allo 0,2% del Pil (circa 3,5 miliardi di euro), convertibile in multa in caso di reiterata mancata correzione del disavanzo eccessivo. Non è da escludere la sospensione dei fondi di coesione europei. In caso non si dovesse tenere conto delle raccomandazioni, le sanzioni potrebbero crescere ulteriormente.

Tags: commissione europeadebito pubblicodeficititaliaprocedura di infrazioneUE
Redazione

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