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Dal Darfur all’Italia: Ahmed si laurea con una tesi sui diritti umani

No, non è un film. È la storia di Ahmed Musa, 32 anni, originario del Darfur che, arrivato in Italia, ha deciso di continuare quella carriera universitaria che nel suo Paese d’origine era stato costretto a interrompere. Gli avvenimenti in Darfur sono stati per Ahmed la ragione principale che l’ha spinto a scrivere una tesi sui diritti umani, per renderne noti i crimini e denunciare gli errori dell’Onu.

Ahmed racconta storie di altre persone che, però, hanno dovuto affrontare il suo stesso destino, attraversando l’Africa e il Mediterraneo, per salvare la propria vita. Dopo gli studi aveva iniziato a lavorare come professore, ma nel 2008 i miliziani governativi Janjawid, accusati di omicidi di massa, sono entrati nella sua città, ad Entkena, e hanno catturato sia lui che il padre. Quest’ultimo è stato torturato e ucciso, mentre Ahmed è rimasto sette mesi in prigione dove si è ammalato gravemente: abbandonato in un campo, per fortuna è stato soccorso da un gruppo di contadini.

Nel 2011 ha deciso di partire in mare per Lampedusa, viaggio durato una settimana durante il quale molti dei suoi compagni hanno perso la vita. Arrivato in Italia, è stato accolto prima in un hotel in Calabria, grazie ad un progetto di accoglienza, ma subito dopo si è ritrovato senza un tetto. Così ha nuovamente deciso di ripartire, stavolta per Torino e con l’aiuto di alcuni connazionali è riuscito a trovare un alloggio. Da lì a poco il giovane è riuscito ad iscriversi alla magistrale di Scienze Internazionali, facendo ogni tipo di lavoro, dal cameriere all’addetto alle pulizie.

Dopo anni di fatiche, il 5 settembre è riuscito a laurearsi nell’Università di Torino, riscattando non solo lui ma tutta la sua famiglia. Adesso Ahmed è padre di Nelson, nato pochi mesi fa, al quale ha dedicato la sua tesi oltre che un nome simbolo della lotta per l’emancipazione del suo popolo.

Questo post è stato pubblicato il 9 Settembre 2019

Redazione

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