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“Non affitto ai meridionali “: l’audio della locatrice fa il giro del web

Un episodio di razzismo nei confronti di cittadini del Sud Italia: una ragazza che cercava casa in affitto in provincia di Milano si è sentita dire dalla locatrice tramite audio su Whatsapp: "Non affitto casa ai meridionali, sono razzista e salviniana".

Non affitto casa ai meridionali, sono razzista e salviniana”: queste alcune delle parole shock di una locatrice nella provincia di Milano che avrebbe rifiutato di affittare la casa ad una ragazza originaria di Foggia dopo essere venuta a conoscenza delle sue origini meridionali.

Tramite un post pubblico su Facebook, la ragazza ha denunciato l’accaduto, allegando messaggi e audio della conversazione Whatsapp, che in poche ore sono diventate subito virali, suscitando l’indignazione degli utenti, meridionali e non. Queste le parole della giovane:

“Succede questo. Decido di trasferirmi nel paese della mia fidanzata in provincia di Milano. Cerco una casa in affitto, la trovo e me ne innamoro. Mi metto d’accordo con la proprietaria di casa, una ragazza, di far partire il contratto ad ottobre. Quindici giorni prima dell’inizio del contratto la ragazza mi manda un messaggio dicendomi che l’inizio del contratto slitta di un mese trovando scuse poco credibili. In un secondo momento ricevo un altro messaggio da parte della ragazza che mi dice che la casa in affitto non può più darmela perché preferisce venderla.

Le rispondo dicendole che non trovo corretto cambiare le carte in tavola all’ultimo minuto e che i patti erano altri. In tutto ciò interviene la madre della ragazza che mi contatta. Il motivo per cui non mi viene data la casa in affitto è perché sono nata a Foggia. C O S A, direte voi. Esattamente. Sono nata a Foggia e la signora  ritiene che in casa sua i meridionali non devono entrare. Benvenuti nell’Italia di oggi dove, a quanto pare, c’è da tirare fuori i cartelli con scritto ‘Non si affitta ai meridionali’ perché, evidentemente, non sono ancora passati di moda.”

“Non si affitta a terroni o a meridionali”- è stata una frase ricorrente che ha segnato la storia italiana del secondo dopoguerra, a cavallo tra gli anni ’50-60, quando negli anni della ripresa e del rilancio economico molti meridionali abbandonavano il Sud Italia per andare a lavorare nelle fabbriche del Nord del Bel Paese. Trasferirsi e lasciare la propria terra non era un’impresa facile già di per sé, ma il più delle volte si trattava di una necessità.

La diffidenza, l’ostilità e spesso il clima razzista con cui i meridionali (i terrun) venivano accolti al Nord, rendevano la lontananza dal meridione ancora più dura. Sentirsi rifiutati cacciati e vedersi chiudere la porta in faccia di fronte alla rivelazione o all’evidenza innegabile di “essere meridionali” non era soltanto un’offesa o un’ingiustizia, ma significava rimarcare e rendere ancora più forte lo storico divario sociale e territoriale tra Nord e Sud, che l’Italia si portava dietro dal secolo precedente.

Col passare del tempo e dei decenni, il divario territoriale ed economico Nord-Sud, è rimasto: anche oggi dal Sud migliaia di giovani fuggono per cercare opportunità di lavoro al Nord, ma la frattura sociale tra i due estremi del Paese si è notevolmente allentata, se non fosse per sporadici esempi come la denuncia della ragazza pugliese, spesso alimentati da una cultura politica improntata sulla ricerca di “un nemico sociale”, si potrebbe persino credere di vivere in un’unica Italia.

 

 

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