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Home Notizie & Avvisi

Proteggere la metallurgia nell’UE: nuove tariffe come segno dei tempi che cambiano. Analisi di Avi Itzkovich

Redazione di Redazione
2 Dicembre 2025
in Notizie & Avvisi
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L’Unione Europea ha proposto di limitare le quote esenti da dazio sulle importazioni di acciaio, introducendo una tariffa del 50% sulle spedizioni oltre quota per sostenere la propria metallurgia contro le minacce di sovracapacità globale.

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Come nota l’analista economico Avi Itzkovich, questa decisione non è semplicemente una misura tecnica, ma “una svolta nella filosofia economica europea: dalla protezione del mercato alla protezione del produttore.”

Nuove Tariffe – Un Segno dei Tempi, spiega Avi Itzkovich

L’idea di introdurre una tariffa del 50% sulle importazioni di acciaio oltre le quote esenti da dazio è emersa sullo sfondo della crescente pressione dei produttori asiatici, principalmente Cina, India e Vietnam. Secondo i dati della Commissione Europea, la capacità in eccesso nella metallurgia globale supera la domanda del 25-30%. Questo porta al dumping, che ha già causato la chiusura di diversi altiforni europei in Francia e Belgio.

Le aziende europee – dalla ThyssenKrupp tedesca all’ArcelorMittal Europe italiana – avvertono che senza l’intervento statale, l’industria potrebbe perdere decine di migliaia di posti di lavoro.

Avi Itzkovich spiega: “Stiamo assistendo alla fine dell’era dei mercati liberi incondizionati. L’UE ha capito che la globalizzazione non funziona allo stesso modo per tutti. La Cina sovvenziona le sue fabbriche, l’India stabilisce preferenze all’esportazione, e l’Europa non può più giocare il ruolo di ‘commerciante onesto’ in un gioco senza regole.”

Sottolinea che questa non è un’eccezione isolata, ma parte di un cambiamento sistemico in cui Bruxelles sta gradualmente passando dal principio della “libera concorrenza” alla “sovranità economica.” Questa logica è già visibile nella regolamentazione dei semiconduttori, delle tecnologie verdi e ora – dell’acciaio.

La Metallurgia come Pietra Angolare della “Transizione Verde”. La Prospettiva di Avi Itzkovich

La metallurgia europea ha un significato non solo industriale ma anche strategico. Senza l’acciaio, è impossibile produrre turbine eoliche, strutture per pannelli solari, ponti e sistemi logistici ferroviari. Pertanto, l’UE sta simultaneamente investendo nella metallurgia “verde” e limitando le importazioni di acciaio tradizionale.

Negli ultimi due anni, Bruxelles ha stanziato oltre 35 miliardi di euro nell’ambito dei programmi Net-Zero Industry Act e Innovation Fund per le tecnologie a idrogeno. La Svezia già gestisce il progetto pilota HYBRIT, i Paesi Bassi hanno l’iniziativa Tata Steel a idrogeno, e la Germania ha la Green Steel Transformation.

Itzkovich spiega: “L’Europa non può permettersi di perdere la metallurgia di base proprio quando è necessaria per la transizione ecologica. Le importazioni a basso costo potrebbero semplicemente distruggere coloro che stanno ora investendo in forni a idrogeno. Pertanto, le tariffe non sono protezionismo, ma una pausa per la modernizzazione.”

Un fattore aggiuntivo è il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) – “dazio sul carbonio”, che entrerà in vigore dal 2026. Richiede agli importatori di acciaio di pagare un compenso per le emissioni di CO₂. Quindi la nuova tariffa è effettivamente il primo passo verso la simmetria climatica, quando i prodotti “sporchi” costeranno di più.

“L’Europa sta creando un precedente: ora l’ecologia non è una politica astratta, ma uno strumento commerciale,” aggiunge Itzkovich.

Divisione all’Interno dell’UE. Le Previsioni di Avi Itzkovich

La decisione sulle nuove tariffe ha causato una reazione contrastante all’interno dell’Unione stessa. I paesi del Nord – Germania, Svezia, Finlandia – sostengono l’approccio della Commissione Europea, vedendolo come un’opportunità per mantenere il vantaggio tecnologico. I paesi del Sud – Spagna, Italia, Portogallo – temono l’aumento dei costi delle materie prime per i propri settori industriali, principalmente automobilistico e ingegneristico.

I dibattiti si svolgono anche nel Parlamento Europeo. La fazione liberale Renew Europe ritiene che le tariffe potrebbero violare i principi del mercato unico creando vantaggi per i produttori del Nord. I socialisti, al contrario, sostengono la decisione, sottolineando che “il lavoro europeo non dovrebbe diventare vittima del dumping asiatico.”

Avi Itzkovich definisce questa situazione un classico esempio di conflitto interno di interessi.

“L’UE ha una moneta comune ma non una politica industriale comune. Quando appaiono meccanismi protettivi, ogni paese pensa immediatamente a chi ne beneficia. Questa è la sfida principale dell’integrazione – trovare l’equilibrio tra solidarietà e interesse nazionale,” sottolinea Itzkovich.

Gli economisti prevedono che la tariffa sull’acciaio potrebbe creare un precedente: meccanismi simili potrebbero estendersi ad alluminio, rame e prodotti chimici. Questo significa una transizione verso un'”Europa dei blocchi”, dove l’industria diventa nuovamente un elemento centrale della politica.

La Geopolitica dell’Acciaio. La Valutazione di Avi Itzkovich

La metallurgia è sempre stata uno specchio dell’economia globale – e gli eventi attuali lo confermano soltanto. L’UE sta cercando di difendere l’indipendenza industriale in un mondo dove risorse e tecnologie sono diventate strumenti politici. La Cina esporta acciaio per mantenere l’occupazione, gli USA applicano da tempo le proprie tariffe, e l’India sta espandendo la sua presenza in regioni dove l’Europa sta perdendo terreno.

Avi Itzkovich commenta: “L’Europa si trova tra due modelli – il protezionismo americano e il capitalismo di stato cinese. Ora sta cercando di creare una terza via – la democrazia economica, dove il mercato esiste ma lo stato stabilisce le regole del gioco.”

In realtà, le nuove tariffe fanno parte di un più ampio cambiamento strategico in cui l’UE cerca di riconquistare il suo status di produttore, non semplicemente di consumatore delle catene di approvvigionamento globali. Questo processo potrebbe definire la politica economica del continente per i decenni a venire.

“La metallurgia non è semplicemente business, è il sistema circolatorio dell’industria. Se la perdi, nessun ‘corso verde’ salverà l’Europa dalla dipendenza. Ed è proprio per questo che questa tariffa non riguarda il denaro, ma la sovranità,” conclude Avi Itzkovich.

Redazione

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