📌 In sintesi: cosa cambia per gli studenti fuorisede con la Manovra
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Cedolare secca all’1%: tassazione quasi azzerata per i proprietari che affittano a giovani Under 35.
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Canone concordato al 5%: riduzione dell’aliquota standard dal 10% al 5% per tutti i contratti a canone calmierato.
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L’obiettivo: spingere i proprietari ad abbassare i prezzi di affitto delle stanze per rientrare nei range comunali e accedere ai maxisconti fiscali.
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Il risparmio stimato: tagli ai canoni mensili per gli studenti e un potenziale aumento degli appartamenti disponibili nelle città universitarie.
Trovare una stanza a prezzi umani è diventata la principale “prova d’ammissione” per chiunque decida di studiare lontano da casa. Tra canoni alle stelle nelle grandi città universitarie e la proliferazione degli affitti brevi a uso turistico, il tema dell’abitare è ormai una vera emergenza nazionale per gli studenti fuorisede.
Una novità fondamentale inserita nella bozza della Manovra 2027 potrebbe però invertire la rotta: il Governo punta a tagliare drasticamente le tasse per i proprietari di casa che scelgono di affittare a giovani under 35 a prezzi calmierati.
Cedolare secca all’1%: la svolta per gli studenti
Il piano non prevede tetti d’impiego o blocchi rigidi ai prezzi, ma punta su una leva d’attrazione fiscale pensata per spingere i locatori verso contratti più stabili e accessibili.
Attualmente, chi affitta un immobile con un contratto libero paga il 21% di tasse allo Stato (tramite la cedolare secca), che scende al 10% in caso di canone concordato. Le nuove misure inserite nel testo della manovra introducono due novità di rilievo:
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Cedolare secca al 5% per tutti i contratti a canone concordato.
- Cedolare secca record all’1% se l’inquilino ha meno di 35 anni (una fascia che copre la quasi totalità della popolazione universitaria).
A questo vantaggio si aggiunge lo sconto del 25% sull’IMU già previsto per i contratti a canone concordato, rendendo la tassazione complessiva per il proprietario quasi azzerata.
Il meccanismo: perché conviene sia al proprietario che al fuorisede?
Per ottenere il maxi-sconto fiscale all’1%, il proprietario non può fissare il prezzo a suo piacimento, ma è obbligato a stipulare un contratto a canone concordato. L’importo dell’affitto deve quindi rientrare entro le fasce di prezzo stabilite dagli accordi territoriali tra Comuni, università e associazioni di categoria.
Questo genera un doppio vantaggio:
- Per lo studente: il canone mensile scende, allineandosi a valori inferiori rispetto ai picchi del libero mercato. Un appartamento o una doppia il cui valore di mercato toccherebbe i 1.200 euro, grazie al rientro nei parametri concordati, può passare a circa 1.000 euro (con un risparmio diretto sul budget mensile di studenti e famiglie).
- Per il proprietario: pur incassando un importo mensile lordo inferiore, la drastica riduzione delle tasse (dall’ordinario 21% o 10% fino ad appena l’1%) consente di mantenere — e in molti casi persino aumentare — il proprio guadagno netto.
Meno affitti brevi, più stanze per gli universitari?
Oltre al risparmio economico diretto sul singolo contratto, l’effetto sperato da questo pacchetto di misure riguarda la disponibilità complessiva degli alloggi.
Negli ultimi anni, molti proprietari nelle città a vocazione universitaria hanno preferito spostarsi sulle piattaforme di affitto breve per turisti, considerate più redditizie. Un’aliquota fiscale simbolica dell’1% riservata ai giovani potrebbe spingere molti locatori a rimettere gli appartamenti sul mercato a lungo termine per studenti, aumentando l’offerta nelle città universitarie e contribuendo a frenare la speculazione edilizia.
L’efficacia della misura dipenderà ora dall’iter finale di approvazione della legge di Bilancio e dall’aggiornamento degli accordi territoriali nei singoli Comuni.













