Università

Almalaurea: ragazze più brave all’università, ma poche scelgono facoltà scientifiche

In occasione dell'8 marzo i dati di Almalaurea ci mostrano un interessante spaccato della situazione delle ragazze nelle università italiane.

Non bisogna certo attendere l’8 marzo per interrogarsi sulle condizioni delle donne italiane all’interno del contesto sociale odierno. E, sicuramente, non occorre una giornata a loro dedicata per metterne in risalto il talento, l’ambizione e le capacità. Lo conferma anche la recente indagine di Almalaura, in cui si mostra come le studentesse all’università siano più brave e motivate dei loro colleghi maschi.

In occasione della Giornata Internazionale delle donne sono numerose le classifiche e le indagini che scandaglino la vita delle ragazze e delle signore italiane nei differenti ambiti della vita di tutti giorni. E non sempre i dati, sfortunatamente, sono incoraggianti. Essi mettono a nudo una parità di genere che, a volte, stenta ancora raggiungere la sua piena maturità e si mostra come una rivoluzione mai davvero ultimata.

Almeno per quanto riguarda l’ambito dell’istruzione scolastica e universitaria, tuttavia, le statistiche mostrano come le ragazze ottengano dei risultati migliori. Secondo Almalaurea, infatti, le ragazze sarebbero più interessate a proseguire gli studi, il 76,4% contro il 62,2% dei ragazzi. Inoltre, mosse dall’ambizione e dal talento, otterrebbero il titolo prima e con un voto di laurea più alto. Se la media del voto di laurea per le donne sarebbe pari a 103,5 su 110, quello degli uomini si aggirerebbe sul 101,6.

Un dato interessante riguarda il ceto d’estrazione delle studentesse nelle università del Bel Paese. Le più numerose, in effetti, proverrebbero da ambienti umili ed economicamente non avvantaggiati. Mentre solo il 20% circa delle studentesse godrebbe di un contesto socio-economico favorevole, i colleghi uomini sarebbero il 24,7%.

Nota dolente, però, sarebbero ancora poche le ragazze che scelgono un percorso di studio STEM, vale a dire le facoltà scientifiche, tecnologiche, matematiche e ingegneristiche. Per questa ragione lo scorso anno il Miur ha deciso di investire 3 milioni di euro per incoraggiare le diplomate a iscriversi, con copertura parziale o totale delle tasse, a un corso scientifico. Tra l’altro questo rilevante gap non affliggerebbe solo l’Italia, ma anche gli altri paesi europei. Negli anni, tuttavia, la consapevolezza riguardo a questa problematica sta crescendo e molti paesi stanno correndo ai ripari.

La strada per le laureate italiane si farebbe in salita alla conclusione dei propri studi. Non è affatto un mistero, in effetti, come le donne riscontrino più difficoltà a trovare un’occupazione stabile. Il loro stipendio mensile, inoltre, non sarebbe per nulla equo rispetto a quello maschile. Sebbene non sia un’impresa semplice convincere le aziende a rendere pubbliche le buste paga, si calcola che, approssimativamente, per ogni euro guadagnato da un uomo, una donna riceva un corrispettivo inferiore almeno di 23 centesimi. Una situazione che dovrebbe creare imbarazzo e che, invece, viene ancora troppo spesso sottovalutata o socialmente accettata. Una situazione che, più di tutto, dovrebbe far riflettere e indignare ogni singolo giorno dell’anno, non solo oggi.

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