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L’accusa di 3 studentesse al sistema universitario: “Disparità di genere e logica del profitto” [VIDEO]

gender gap
Tra ragazze, presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, hanno espresso tutto il loro rammarico verso un sistema che, a loro dire, sarebbe volto a premiare la competizione e ad appiattire il dibattito.

Parole forti quelle di tre studentesse, Virginia Magnaghi, Valeria Spacciante e Virginia Grossi, che durante un discorso tenuto presso la Scuola Normale Superiore di Pisa hanno espresso tutto il loro rammarico verso alcune situazioni a loro dire critiche e che colpiscono tutte le istituzioni scolastiche. Le tre ragazze hanno preso parola a turno e hanno così criticato il sistema accademico italiano circa l’impianto neoliberale e il divario di genere.

La scuola “neoliberale”

La prima delle tre ragazze, Virginia Magnaghi, ha così aperto il discorso: “Dopo un confronto durato mesi, se non anni, vorremmo provare oggi a riassumere le contraddizioni che sentiamo quando pensiamo a dove siamo ora a come stiamo ora. Proprio perché la scuola ha significato così tanto per noi, vorremmo oggi provare a spiegare come mai quando guardiamo noi stessi o quando ci guardiamo intorno, ci è difficile guardare questo momento di celebrazione senza condividere con voi alcune preoccupazioni”. “Crediamo che sia oggi necessario cominciare descrivendo il contesto lavorativo, sociale e culturale in cui gran parte di noi è ormai inserita – hanno iniziato a spiegare –. Contesto che negli ultimi 13 anni è stato investito da cambiamenti profondi”.

Ci riferiamo al processo di trasformazione dell’Università in senso neoliberale, intendiamo un’università-azienda in cui l’indirizzo della ricerca scientifica segue la logica del profitto in cui la divisione del lavoro scientifico è orientata a una produzione standardizzata, misurata in termini puramente quantitativi – continuano -. Un’università in cui lo sfruttamento della forza lavoro si esprime attraverso la precarizzazione sistemica e crescente, in cui le disuguaglianze sono inasprite da un sistema concorrenziale che premia i più forti e punisce i più deboli aumentando i divari sociali e territoriali”.

La disabitudine all’impegno

Valeria Spacciante ha poi continuato spiegando che la scuola “ha perseguito la deregolamentazione delle condizioni contrattuali del personale esternalizzato di mensa e biblioteca” e inoltre che “sembra ormai aver rinunciato da anni ad una presa di posizione nel dibattito pubblico”.

Valeria ha anche espresso una seria preoccupazione per quella che definito una “disabitudine all’impegno” che viene spesso insegnata nelle scuole e che risulte essere, a detta delle ragazze, particolarmente pericolosa. Il sistema scolastico pare abbia interesse a spingere gli studenti verso “la competitività alla produttività, se l’obiettivo della scuola è abituarci quanto prima ad accettare acriticamente tale sistema crediamo che questo sia un obiettivo perverso”.

Il divario di genere

L’ultima delle tre ragazze a prendere parola, Virginia Grossi, ha trattato invece il tema della differenza di genere: “Vorremmo che la Scuola Normale in quanto istituzione, corpo docente, comunità, prestasse più attenzione alla disparità tra uomini e donne all’accesso all’accademia universitaria. Borse di dottorato e assegni di ricerca sono equamente distribuiti, così non è per le cattedre di seconda fascia, ricoperte da donne nel 39% dei casi e di prima fascia nel 25% dei casi”.

Tema particolarmente delicato è proprio quello in merito alle carriere femminili che, a detta della studentessa, potrebbero essere ostacolate rispetto alle corrispettive maschili: “vi chiediamo di prestare attenzione quando di fronte a voi avete una donna, vi chiediamo di pensarci due volte quando una ricercatrice è incinta, una professoressa è madre o quando un’allieva rimane ferita di fronte a un commento che voi ritenete innocuo”.

Sappiamo che le nostre sono parole dure – hanno concluso le studentesse -, ma dare questo momento di celebrazione la giusta serietà significa anche e soprattutto esercitare con consapevolezza lo spirito di analisi e critica che abbiamo imparato in questi anni”.

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